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SIRIA ACCANTONATA COME SE FOSSE IN PACE

settembre 19, 2013 • Mondo, z in evidenza

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Di Ennio Remondino

Per la Siria una «Mezza soluzione», scrive prudente il Centro per gli Studi Strategici e Internazionali (CSIS) di Washington. E l’analisi non rassicura affatto.

Troppo bello per essere vero. Un modo di dire molto popolare. Non solo in Italia. Visto che parliamo di uso di armi chimiche e di minaccia di bombardamenti sulla Siria, vale una citazione in inglese: «… seems almost too good to be true». Battuta che è analisi da parte del Centro Studi Strategici e Internazionali, autore Sharon Squassoni, direttore del Programma di Prevenzione e Proliferazione. Qualsiasi accordo deve comprendere non solo il controllo internazionale delle armi, spiegano subito i freddi analisti da Washington, ma anche la distruzione delle armi e -dato tecnico non irrilevante- i mezzi per farla. Tre passaggi ben difficili per la Siria in un Medio Oriente che -ammette CSIS- «ha visto le armi chimiche usate più volte».

Vittoria della “diplomazia armata” (raggiungere obiettivi politici attraverso la minaccia di attacchi militari)? Improbabile, ammettono le teste d’uovo. Scetticismo diffuso quindi, con gli ostacoli da superare visti uno per uno. Ad esempio concordare le modalità per disarmare l’arsenale chimico. «Per usare un eufemismo, è complicato», ammettono. In più, la Siria pare molto fornita: dall’iprite al sarin, e probabilmente anche l’agente nervino VX . Contabilità difficile che, in zona di guerra diventa impossibile. Per una verifica reale occorrerebbe la pace. Ma se non si fa l’impossibile, non solo non arriva la pace, ma volano missili e caccia bombardieri. Il più classico degli avvitamenti, o il più popolare “cane che si morde la coda”.

Difficoltà “tecniche” per le Nazioni Unite. Ma Assad? Sul punto gli analisti sono decisamente maliziosi. «Eliminando l’ innominabile (l’uso di armi di distruzione di massa), il regime siriano otterrebbe più manovrabilità politica per fare l’ingiustificabile (usare armi convenzionali contro la popolazione civile)». Insomma, la guerra in Siria continua. A voler essere particolarmente maliziosi, il governo siriano potrebbe nascondere scorte di armi chimiche per un uso successivo. La partita sempre aperta con i Paesi vicini non esattamente amici (Turchia, Iraq, Libano, Israele e Giordania). Conclusioni? «Un piano di sicurezza limitata dovrebbe essere un primo passo, con precisi passaggi successivi». Odore di aria fritta.

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