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Sia socialisti, sia ‘renziani’: un ossimoro? No, una scommessa per rinnovare la politica

settembre 12, 2013 • Cultura e Società, Uncategorized, z in evidenza

 

quartostato

 

Edmondo Rho*

“Il mio partito si chiamerà Partito democratico. Ma non l’abbiamo ancora costruito davvero” si legge nell’ultimo libro di Matteo Renzi, intitolato non a caso “Oltre la rottamazione”. La sua tesi è che il Pd non abbia offerto finora  un’alternativa credibile, capace di ottenere consensi e rinnovare la passione civile di cui l’Italia ha bisogno proprio in questo momento di grande sfiducia nei confronti della politica.

Durante l’estate, una dichiarazione renziana è andata più in là: “Il mio Pd sarà nell’Internazionale Socialista”, ha detto il sindaco di Firenze. E un gruppo di professionisti, rappresentanti di associazioni e circoli, di cultura socialista lo ha preso subito in parola per dichiarare un rinnovato impegno civile e politico, che è alla base del documento degli “Innovatori e socialisti con Matteo Renzi” e si può leggere a questo link:

http://www.scribd.com/doc/163923577/INNOVATORI-E-SOCIALISTI-CON-MATTEO-RENZI

Dato che ho contribuito a scrivere il documento e a far crescere questa rete, che oggi coordino, tento di spiegare alcune cose. Intanto, fino a un po’ di tempo fa non ero ‘renziano’: ma ho imparato che nella vita si può cambiare idea!

Ho conosciuto Matteo Renzi nel 2006, a una festa della Margherita milanese il cui segretario, Nando dalla Chiesa, spiegava ai giornalisti presenti che “di questo giovane presidente della Provincia di Firenze sentiremo ancora parlare in futuro”: veniva a presentare il suo primo libro, credo, e finora ne ha scritti 5, perché il ragazzo è veloce in tutto. Io che anche come scrittore sono più riflessivo sono fermo a 2: “Oltre i Bot”, manuale per gli investimenti uscito nel 1997 e “Il suicidio” sul declino del berlusconismo, del 2011, con la prefazione di Giuliano Pisapia.

Ho rivisto Renzi, sempre a Milano, nel 2012 durante la campagna delle primarie. Mi colpì la sua capacità di motivare i volontari, chiedendo loro un suggerimento su cosa dire il giorno dopo al dibattito televisivo tra i candidati… Una strategia di comunicazione geniale. La sua innovazione è in primo luogo in termini di linguaggio, di capacità di interloquire con i giovani, di non essere percepito come un vecchio arnese… Ciò nonostante, sappiamo come è andata. “Ho finalmente fatto una cosa di sinistra. Ho perso”, dichiarò Renzi, con grande autoironia, dopo le primarie. Il problema è che Pierluigi Bersani lo imitò alle secondarie, senza neanche ammettere completamente la sconfitta!

Da lì è partita l’idea di tanti socialisti di ‘andare a vedere’ se con Renzi si poteva riprendere un cammino insieme. Attenzione: non pensiamo affatto che il sindaco di Firenze sia diventato socialista, ma registriamo con piacere la sua innegabile ‘svolta a sinistra’ in un momento politico in cui, di fatto, il derby nel centrosinistra è tra lui ed Enrico Letta, cioè tra un’ipotesi di cambiamento e una di continuità delle larghe intese.

Già, ma quale cambiamento? Noi pensiamo che il programma ‘renziano’ sia un work in progress, e che l’innovazione sia davvero necessaria: non per smantellare lo stato sociale ma per rendere un po’ meno inefficiente l’amministrazione della cosa pubblica. Altri la pensano diversamente: “Renzi, invece, è una scelta di conservazione. Un socialismo per Renzi mi sembra un ossimoro” si legge in un intervento, pubblicato anche sul sito di Mondoperaio, che nel titolo propone un aut aut secco, “o socialisti, o renziani”. Io probabilmente sono un ossimoro vivente, dunque, avendo votato Vendola al primo turno delle primarie e Renzi al ballottaggio!

I socialisti, mi pare, possono a buon diritto stare con Renzi. Il nostro documento, a parte il titolo che è anche un gioco di parole (crocianamente parlando…) è stato pensato nei mesi scorsi, a partire dalla “non vittoria” del centrosinistra alle elezioni e scoprendo (dalle discussioni tra compagni che si parlano, si re-incontrano anche grazie ai social network, si scrivono sulle mailing list e nei siti, ecc.) che molti di noi avevano votato Renzi, e non certo per opportunismo perché si sapeva che alle primarie avrebbe vinto Bersani, o comunque avevano cambiato idea ed erano pronti a sostenerlo.

Oggi il nostro scopo è ricostituire una rete nazionale di socialisti e innovatori impegnati nelle professioni che vedono a livello politico l’unico ancoraggio possibile nella figura di Renzi: certo, siamo in una fase di grande personalizzazione della politica e ciò è ineludibile, ma essendo una situazione in cui i socialisti sono da sempre a disagio (fu così, almeno per me, anche negli anni di Craxi…), invitiamo il sindaco di Firenze a fare squadra anche con noi e le nostre idee. E gli proponiamo una via davvero socialdemocratica per passare “da soggetto a progetto”.

In sintesi, consideriamo Renzi una grande opportunità per noi socialisti: molti compagni la pensano in maniera opposta, ma il fatto che siamo divisi non è una novità, fa parte del nostro Dna, come dice una vecchia storiella: “Ci sono 2 socialisti e hanno 3 opinioni…”

L’idea dei socialisti che hanno deciso di stare con Matteo Renzi parte appunto dall’analisi della realtà italiana, non da sogni irrealizzabili. Si chiama riformismo. Pietro Nenni disse: “L’alternativa è tra rinnovarsi o perire”. Ecco, noi avremmo scelto la prima ipotesi!

 

*Edmondo Rho  Giornalista, scrittore, sindacalista

Coordinatore Rete degli ‘innovatori e socialisti con Matteo Renzi’

 Il documento ‘Perché non possiamo non dirci renziani’ si può leggere su

www.socialisti.net

e per le adesioni basta mandare una mail a

socialisticonrenzi@gmail.com

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