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Solo con la Cultura possiamo sperare di salvare questo paese

settembre 10, 2013 • Arte e Poesia, Uncategorized

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Perché tu mi dici: poeta?”

E’ iniziata citando il famoso verso del grande poeta Sergio Corazzini, l’avventura poetica presso la Galleria Arte Città Amica dove un gruppo di amici con la passione sfrenata per l’arte e la cultura hanno condiviso l’idea di un ottovolante poetico, sul quale potessero salire ed interagire tutti.

Ci siamo interrogati come in questo periodo, fondamentale e travagliato, per la nostra storia italiana, potessimo soddisfare l’enorme bisogno delle persone di leggersi e proporre agli altri i versi oggetto del personale estro creativo.

Ci siamo staccati progressivamente dall’idea delle associazioni, delle competizioni a suon di versi, del cabaret, i nostri soggetti sono poeti senza particolari raccomandazioni, senza grosse tirature editoriali alle spalle, ma con una gran voglia di Essere Cultura, nel panorama territoriale nel quale vivono giornalmente.

Abbiamo bisogno di coraggio, di passione, per affrontare anche i grandi temi che hanno ispirato i Grandi del passato. Non possiamo isolarci e nasconderci in recinti autoprodotti, come i discepoli prima della Pentecoste. Abbiamo una grande responsabilità: possiamo RI-tornare a leggere di Alte verità. Per noi l’obbligo di affilare la voce, senza prestarla ai bisogni della pancia. Giunge il tempo di ricostruire il mondo senza timore di essere “fraintesi” “a nostra insaputa”.

Di poeti e navigatori è piena la penisola, questo si conosce da tempo; quello che non si conosceva è rappresentato dal fatto che nasce una nuova esigenza: il bisogno di leggere a voce alta. Il poeta oggi non raccoglie nei diari segreti del subconscio le memorie, vuole oggi condividerle con gli altri, ne fa letture a voce alta, ha migliorato dizione e recitazione esaltando i contenuti.

E’ protagonista assoluto della sua personale terapia. La sua poesia è parte dell’esistenza, è a diretto contatto con lo spirito.

Tre anni fa mi è stato chiesto di affiancare il Prof. Mario Parodi, accompagnando un gruppo di artisti.

Venivo da anni di letture nelle piazze, ma ero consapevole che ciò non era sufficiente. Per fare veramente poesia, costruire la poesia, nel senso più etimologico del termine greco, non ci possono essere autoproclamazioni, né è consentito incensarsi ed elevarsi. E’ necessario ascoltare i poeti, leggere i classici, mettersi in gioco, uscire dagli schemi. Mischiare il proprio respiro poetico con quello di altre persone, condividendo sputi e applausi.

Nel gruppo si è venuta a creare empatia, sensazione, abbiamo cominciato a crescere, abbiamo acquisito maggior sicurezza.

Il fiorire di numerose iniziative legate alla poesia torinese, lo dimostra.

L’ottovolante poetico presso la Galleria Arte Città Amica, è divenuto appuntamento mensile per la cultura e l’arte torinese.

Una stanza “della” e “per” la poesia non solo per poeti e scrittori, ma anche per numerosi ospiti che hanno avuto la forza di spegnere la tv.

Ogni serata è arricchita dalla lettura di cinque poeti, che si presentano e leggono di sé, senza temi, senza fretta, presentandosi.

Non si tratta di un circolo chiuso, ove pochi poeti sono osannati vate, ogni volta si apre un percorso inaspettato, ogni artista ha la possibilità di aprirsi offrendo all’uditore, oltre alle emozioni, anche le motivazioni, le ispirazioni che l’hanno indotto a percorrere il sentiero in versi.

L’esperienza ci ha consentito di ascoltare, per ora, novanta poeti che hanno letto i loro testi, salendo su questa montagna russa culturale.

Ho così avuto la possibilità di raccogliere una serie di appunti che sono diventati la carta d’identità poetica del singolo e nello stesso tempo il filo conduttore secondo le mie personali sensazioni.

Essi sono stati così censiti liberamente, in un percorso antologico che vedrà presto la luce. In questa particolare raccolta non si leggeranno i versi dei poeti, ma si descrive un’idea di più ampio respiro. Si coltiva l’esperienza poetica in comune, come in una bottega dell’arte, una sorta di sinergia nella crescita continua. Si condivide l’esperienza del costruire, parola dopo parola un ragionamento.

Volevamo conoscere le donne poeta, gli uomini poeta, approfondire i loro slanci, essere con loro forza centrifuga, che anima l’ispirazione, vivere il carisma che accende il desiderio di farsi ascoltare.

Ci troviamo di fronte ad un nuovo MANIFESTO, il racconto in comune di un’esperienza poetica.

Considerando che pure nell’antica Grecia i poeti erano considerati divini, anche i poeti d’oggi, si fanno testimoni del segreto di un tempo che diventa sempre più travagliato e oggetto di crisi.

A ben ragione possiamo dunque parlare di versi che salvano.

Per partecipare e leggere i propri testi, potete rivolgervi a me:

bolfi@caratteriliberi.eu

sarete inseriti nella prima serata libera.

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