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IN SIRIA I VOLONTARI BALCANICI DELLA JIHAD

settembre 7, 2013 • Mondo, z in evidenza

 

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Di Ennio Remondino

Le guerre balcaniche erano state la loro palestra. Volontari musulmani da tutto il mondo a sostegno dei correligionari bosniaci attaccati dalla cristianità serbo-ortodossa e da quella croato-cattolica. Erano i Mujaheddin, Mudžahedin in slavo, come i guerriglieri afghani antisovietici. Molti di loro proprio da là venivano. Comando della “Brigata araba” dell’Armija a Zenica, fuori dall’assedio di Sarajevo dove noi cronisti avremmo potuto documentare presenze imbarazzanti. Ad esempio quegli strani copricapo simili ad un rozzo basco chiamati pakul, che il mondo avrebbe imparato a conoscere nell’immagine del leggendario comandante afghano Massoud. Circa 1800 volontari provenienti da mezzo mondo arabo. Molti di quei combattenti integralisti si fermarono in Bosnia.

Presenza preoccupante da sempre. Ora, col massacro in Siria le nuove leve di quelle enclavi integraliste isolate nelle campagne bosniache scendono verso i deserti siriaci. E dopo papa Francesco che propone il digiuno per la pace, ecco l’appello preoccupato del “papa” della comunità musulmana bosniaca, il reis-ul-ulema Husein Kavazovic. «I veri musulmani devono spegnere i focolai di guerra e odio, non attizzarli», è l’ammonimento preoccupato. Pochi mesi fa i dati forniti al Parlamento di Sarajevo secondo cui sarebbero almeno 370 i bosniaci che starebbero combattendo in Siria, Afghanistan, Iraq e Cecenia. Retaggio di un fanatismo ereditato 20 anni fa dalla tragedia bosniaca ed alimentato, da allora, da non innocenti aiuti della parte più chiusa dell’islam saudita.

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